
Quando eravamo bambine, tanti e tanti anni fa, la Pasqua era un momento speciale.

Era speciale forse perché c’era una preparazione a questo awenimento motto lunga, che partiva dal giorno delle Ceneri.
Luciana racconta:
“Il fidanzato di una delle mie sorelle mi aveva regalato per Natale un’armonica a bocca. Io, dalla sera delta vigilia di Natale fino a Carnevale, mi ero cimentata a suonare questo strumento, senza tregua, in tutti gli angoli della casa. La mattina delle Ceneri mia madre me l’ha sequestrato, non perché si era stancata di sentirmi suonare, ma perché eravamo entrati nel periodo della Quaresima: cominciavano le sofferenze di Cristo ed io quindi

non dovevo né suonare né cantare. E questa regola non era solo per me che ero piccola, ma per tutti i componenti delta famiglia. Si doveva far silenzio, dentro casa e dentro di noi per essere vicini al Signore che soffriva per l’umanità”.
Noemi racconta:
“Mio padre, che lavorava in Ancona, ogni anno mi comprava l’uovo di Pasqua. Era troppo bello: di cioccolata, con tanti ricami di zucchero colorato, fiorellini gialli, rossi, celesti, le foglie verdi.., era una meraviglia.., e un tormento...

Perché me lo comprava a metà Quaresima, ma non si poteva mangare fino a Pasqua.
Questo uovo troneggiava in mezzo al tavolo della sala, appoggiato sul centrotavola di vetro (mi pare di vederlo ancora) ... era una tentazione continua ... ogni volta che passavo!
Fra me e lui c’era solo la carta trasparente che lo ricopriva! .. La carne era debole, la tentazione troppo forte ... Ogni tanto, con il ditino piccolo piccolo, ci arrivavo a dargli una grattatina a tutti quei fiorellini, ma non mi azzardavo più di tanto, perché era come un sacrilegio mangiare l’uovo di Pasqua prima di Pasqua”. Finalmente arrivava il Sabato Santo, scioglievano le campane e dentro di noi si scioglieva anche il magone che si era ammucchiato in tutto questo tempo di privazioni.
Era Pasqua, era festa: Gesù era risorto ... e noi bambini con lui. Andavamo a fare le capriole al Campo Sportivo. Finalmente si poteva suonare l’armonica a bocca e si poteva mangiare l’uovo di Pasqua.
Quanta soddisfazione si provava dopo tante tribolazioni!
Adesso si mangia sempre, si suona sempre ... non siamo più capaci di fare un piccolo sacrificio ... Abbiamo tutto a portata di mano, ma ci manca l’essenziale: la gioia dì ritrovare quelle piccole e grandi cose che ci siamo fatti mancare per soffrire un po’ insieme al Signore.